La birra artigianale: una breve guida

La birra artigianale è prodotta senza l’utilizzo di conservanti e utilizzando ingredienti selezionati e di prima scelta. Le birre artigianali italiane sono prodotte principalmente con il malto d’orzo e/o con il malto di frumento, elementi base, ai quali vengono aggiunti luppolo, lievito ed acqua. Essa non deve contenere conservanti e/o additivi chimici e la sua produzione deve essere limitata dove gli impianti e le attrezzature diventano secondari rispetto alle capacità del “maestro birraio”. Deve perdere nel tempo l’iniziale equilibrio di aroma/gusto voluto dal birraio: l’aroma del luppolo si affievolisce, il gusto diventa più secco per i lieviti che “digeriscono” parte degli zuccheri complessi.

Dal 1990, la riscoperta dell’artigianalità promuove le piccole produzioni e lancia una rinascita di tutti quei micro birrifici sparsi ovunque. La birra artigianale è un prodotto tipico delle Marche, dove ogni anno nel mese di giugno ad Appecchio, in prossimità del confine della provincia di Pesaro con quella di Perugia, si tiene il Festival Nazionale Alogastronomia con l’Associazione Nazionale Città della Birra. L’associazione ha come obiettivo lo sviluppo della filiera della birra artigianale. Ad Appecchio, la birra viene prodotta dall’azienda “Tenute Collesi” che utilizza i prodotti principali con proprietà organolettiche per creare i suoi 8 tipi di birra artigianali: Alter, Ego, Fiat Lux, Ubi, Maior, Triplo Malto, Bianche e la birra IPA. Tenute Collesi è attenta al territorio e all’ambiente in cui essa opera, in linea con il suo prodotto finale tutto naturale. Questa azienda produce anche distillati, gin e vodka.

Il 6 luglio 2016, il Senato ha approvato la legge 35 che riguarda questo settore definendo il termine di birra artigianale differenziandola così da quella industriale: quella artigianale è prodotta da piccoli birrifici indipendenti e non sottoposta, durante la fase di produzione, a processi di pastorizzazione e microfiltrazione”. Questa legge non dà alcun limite di produzione, ma pretende soltanto la qualità delle materie prime e, inoltre, incentiva le colture del luppolo in modo che ci sia poi un miglioramento delle condizioni di produzione, trasformazione e commercializzazione.